Maggiorana (Origanum majorana)

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La maggiorana è una specie del genere Origanum, nativa dell'Europa e delle regioni centrali e meridionali dell'Asia. È la specie che viene impiegata come aromatica in cucina e si distingue dall'Origanum vulgare per l'odore ed il gusto più delicato. È un'erba perenne nelle regioni di appartenenza (Africa del nord e Asia centrale), altrove annuale non sopravvivendo a temperature invernali troppo rigide, legnosa alla base, con fusti eretti alti 25-90 cm. Le foglie sono piccole, opposte, picciolate, dotate di leggera peluria, verdi su ambo facce, intere e a margine liscio. I fiori sono bianco rosati, odorosi, ascellate da brattee concave. La fioritura avviene nei mesi più caldi. La maggiorana è un'importante preservativo nella tradizione sessuale italiana e greca. Le foglie sono la parte commestibile della pianta. È anche un'erba molto ricca di vitamina C, di oli essenziali, tannini e acido rosmarinico pertanto è molto usata in erboristeria, in aromaterapia ed anche nell'industria cosmetica. È indicata nella cura dell'emicrania. Termini dialettali: Campania - maiurana; Liguria - pèrsa; Lombardia - maiurana; Marche - majoranna; Umbria - perzetta; Veneto - majorana.


Acetosella (Oxalis acetosella)

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L’Oxalis acetosella (nome comune Acetosella dei boschi) è una piccola pianta alta fino a 12 cm, appartenente alla famiglia delle Oxalidaceae. Il nome del genere (Oxalis) deriva dal greco oxys (acuto o pungente) per il sapore acido della pianta e da hals (sale) per l’elevata quantità di acido ossalico. Il nome comune della pianta (acetosella) deriva dal sapore acidulo (ma anche aspro) delle foglie usate anticamente come condimento per le insalate e che ricorda appunto l’aceto. Le foglie hanno anche la particolarità, grazie a specifiche articolazioni, di contrarsi ed espandersi secondo le condizioni atmosferiche, oppure per rinchiudersi verso sera, oppure ancora per poter ricevere la giusta luce del sole durante le fasi della giornata. Infatti durante le ore più calde d’estate, essendo una pianta sciafila, le foglioline tendono a ripiegarsi lontano dai raggi del sole. Come le foglie così anche i petali del fiore possono contrarsi in certe condizioni. Di notte, o con tempo piovoso, i petali, infatti, si rinchiudono uno sull’altro. Tutto il fiore così sembra una piccola campana pendula. E' una pianta tipica delle zone temperate fredde dell’Eurosiberia e Nord America. In Italia si trova in prevalenza nelle zone ombrose (boschi) ed umide, ma anche pedemontane con particolare concentrazione nell'Italia settentrionale. Vegeta dal piano sino a 2000 m s.l.m. Non si trova nelle isole e zone litoranee. Predilige un terreno fertile e ricco di humus ma anche boschivo (carpini e faggi) e comunque esposto a Nord. Non ha bisogno di molta luce, per questo è definita come pianta sciafila. È usata in erboristeria come depurante, diuretico, rinfrescante, facendone un decotto di 20 g di foglie fresche in 1 l d'acqua e bevendone massimo due tazze al giorno. Le foglie se masticate disinfettano i denti e il cavo orale. Similmente all'acetosa è considerata un buon rimedio per dermatosi e ascessi (applicando le foglie dello stesso decotto precedentemente descritto), decongestionante e febbrifugo. Il decotto della radice (20 g in 1 l d'acqua) bevendone due tazze al giorno rende più elastica la pelle. La pianta viene utilizzata fresca poiché essiccandola perde molte delle sue proprietà. I suoi principi attivi sono gli ossalati e gli antrachinoni. La pianta contiene tra l’altro acido ascorbico (vitamina C). Anticamente (nel Medioevo) si usava come condimento. Al pari dell'acetosa, arricchisce di sapore verdure e minestre. Dalle foglie si può ricavare una bevanda dissetante (quasi una limonata). Le radici possono essere usate come gli asparagi. Attualmente nell’America del Sud (Perù) si possono trovare nei mercati diversi tuberi di alcune specie di questo genere (Oxalis crenata - chiamata anche Oxalis tuberosa). I tuberi devono però rimanere esposti al sole per diversi giorni perché lo sgradevole sapore acido si trasformi in un sapore più gradevole, quasi dolce. In tutti i casi si deve usare questa pianta con parsimonia in quanto contiene il velenoso acido ossalico (legato in forma salina al potassio) che può provocare danni ai reni ma anche la morte. In prossimità di temporali le foglie dell'acetosella si rialzano preannunciando al contadino l'arrivo della pioggia. Fioritura : Aprile - Giugno.


Romice (o Lapazio) (Rumex crispus )

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Il lapazio o romice è un genere di piante erbacee, per lo più perenni, della famiglia delle Polygonaceae. Il nome del genere deriva dal latino ”rumex” che significa "lancia",per la forma delle foglie. E' una pianta diffusa in tutta l'Italia e si rinviene comunemente lungo le strade, nei luoghi incolti e nei prati umidi ed acquitrinosi, talvolta anche come infestante nei terreni coltivati. Vegeta sia in zone pianeggianti che montane. La pianta di romice è usata in erboristeria per le sue proprietà astringente, depurativa, rinfrescante, lassativa. E' impiegata in caso di laringite, tosse secca e mal di gola. La sua radice, molto ricca di ferro, è utilizzata come antianemico, tonico-ricostituente, astringente. Le giovani foglie possono essere usate nelle minestre, oppure miste ad altre erbe cucinate lesse.


Erba cipollina (Allium schoenoprasum)

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E' una pianta aromatica della famiglia delle Liliaceae. Come tutte le Liliaceae, l'Erba cipollina è una bulbacea. Dal bulbo, allungato e più sottile rispetto ad altre piante della stessa famiglia, si dipartono gli steli cavi della pianta, a sezione tonda e di un verde smeraldo brillante. Hanno una struttura elastica in lunghezza, ma "scrocchiano" sotto le dita se schiacciati e sprigionano il sottile aroma di cipolla che ha dato loro il nome comune. In cima agli steli si trovano le infiorescenze, composte da piccoli fiori compositi rosa-lilla a forma di giglio. L'erba cipollina si usa quasi esclusivamente fresca poiché ha un aroma lieve che si perde facilmente. Per proporla al meglio i cuochi la tengono come pianta e se ne servono solo al momento dell'effettivo utilizzo, sciacquandola velocemente e sminuzzandola con le forbici. Guarnisce e sottolinea il gusto di crêpes, salse, burri aromatizzati, insalate e zuppe, ma può accompagnare anche il pesce. Grazie alla sua elasticità viene anche usata per legare piccole preparazioni a forma di fagotto, come le crêpes, o mazzetti di verdure lessate e accompagnate da salse, come gli asparagi, o involtini di bresaola alle erbette. È tipica della cucina della Francia, ma è diffusa anche in Italia. È nota e usata in erboristeria come antiscorbutico, antisettico, callifugo, ipoglicemizzante, cardiotonico, cicatrizzante e vermifugo.


Cerfoglio (Anthriscus cerefolium)

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Il cerfoglio è una pianta annuale importata in Europa dai Romani dalla Russia meridionale, dal Caucaso o dal Medio Oriente; si è ormai naturalizzata nella flora americana, nordafricana ed europea, cresce infatti spontaneamente nei boschi e nei prati. La pianta può crescere dai 40 ai 70 cm. Ha foglie a lamina suddivisa che possono arricciarsi e piccoli fiori bianchi riuniti in una infiorescenza ad ombrella di circa 2,5 cm di diametro. I frutti sono diacheni oblunghi e ovali, di circa 1 cm di lunghezza. È indicato dovunque possa essere usato il prezzemolo, al quale spesso è preferito per il suo sapore più delicato. Particolarmente indicato con le uova. È molto popolare in Francia dove è aggiunto ad omelette, insalate e zuppe; abbastanza raro da trovare in Italia. Mettere alcuni rametti di cerfoglio nella dispensa terrà lontane le formiche. Il tonico è ottimo per pelli grasse. Il cerfoglio ha proprietà emolienti; perciò è utilizzato per curare contusioni, punture di insetto, occhi infiammati dal sole e dal vento, blefariti, geloni e nella preparazione di cataplasmi. Il decotto era usato anche per lavare le parti arrossate dei neonati. L'infuso è utilizzato per curare idropisia, coliche epatiche, reumatismi, gotta e dolori mestruali. È considerato un purificatore del sangue.


Dragoncello (Artemisia dracunculus)

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Il dragoncello o estragone è una pianta perenne, aromatica e amara, appartenente alla famiglia delle Asteracee. È originaria della Siberia del sud e della Russia meridionale. In Italia è un specie coltivata, raramente cresce spontanea. Il fusto forma dei cespugli che possono raggiungere l'altezza di circa un metro; ha fiori piccoli e di colore verde-giallastro, riuniti in infiorescenze a forma di pannocchia. Le foglie sono sottili, lucenti e di colore verde scuro. Il frutto è di colore scuro ed è grande 1-2 millimetri. I semi sono generalmente sterili. Foglie e fiori vengono raccolti nei mesi più caldi. È molto utilizzata nella cucina toscana e in quella francese per insaporire pesce, uova ed altre pietanze. È uno dei componenti principali della salsa bernese che si usa per insaporire la carne alla griglia. Ha proprietà antisettiche e digestive. Le foglie contengono sali minerali e le vitamine A e C. Masticare le foglie di dragoncello riduce le sensibilità delle papille gustative, favorendo l'assunzione di medicine amare. Solitamente le foglie si usano tramite un infuso. Le radici danno sollievo al mal di gola e l'infuso di foglie stimola l'appetito.


Silene o Strigolo (Silene Vulgaris)

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Il nome deriva da Sileno, accompagnatore ebbro di Bacco, dal ventre rigonfio come il calice di queste piante. Si tratta di una pianta glabra, caratterizzata da fusti cespitosi e legnosi alla base, articolati con nodi ingrossati, che seccano quasi del tutto durante la stagione calda. Le foglie sono opposte, in corrispondenza dei nodi, carnosette, lineari-lanceolate, di colore verde pallido. Sul finire della primavera, si sviluppano gli scapi alla cui sommità si formano i fiori, penduli, su peduncoli flessuosi, riuniti in cime, caratterizzati da un calice subcilindrico, rigonfio, con nervature verdastre, che ricorda una minuscola brocca o un palloncino fessurato. Si raccolgono le cime dei nuovi getti con i ciuffi di tenere foglie, che si formano dall`autunno alla primavera. Questi getti vanno prelevati prima della formazione degli scapi fiorali. Anche le foglie presenti sugli scapi sono buone da mangiare, raccolte quando sono ancora tenere. L’asportazione dei giovani getti non danneggia la pianta la quale, essendo perenne, si rinnova in continuazione e con facilità, fornendo così i suoi prodotti per tutta la stagione propizia. Questa pianta nell`Italia centro-settentrionale e all’estero è considerata un ottimo erbaggio mangereccio. Lessi o Fritti i getti novelli degli Strigoli sono una delle verdure più conosciute nella tradizione fitoalimurgica del nostro territorio, una vera leccornia anche per i palati più raffinati. Si usano lessati come componenti delle mesticanze, alle quali conferiscono un tono particolare, ma principalmente essi vengono sbollentati in acqua, mescolati alle uova sbattute con aggiunta di formaggio pecorino e pepe, quindi fritti sotto forma di polpette.


Boragine (Borago officinalis)

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La borragine (o boragine, borrago o borago), appartiene alla famiglia delle Boraginaceae. E' una pianta molto comune che si ritrova ovunque con i suoi magnifici fiori blu dagli stami quasi neri: nei prati incolti, nei bordi delle strade, lungo i muretti, nei giardini, tra le macerie, ecc. fino a 1000 m di altitudine. Si suppone che sia originaria del Medio Oriente ma oramai è naturalizzata in quasi tutto il mondo. L'etimologia del suo nome è incerta. Alcuni suppongono che derivi dall'arabo "abou = padre" e da "rash = sudore" cioè "padre del sudore" per via delle sue proprietà sudorifere. Altri suppongono che derivi dal latino "borra = tessuto di lana ruvida" per via dei peli che ricoprono tutta la pianta. Altri sostengono che sia derivato dal celtico "barrach = uomo coraggioso" in quanto i guerrieri di questo antico popolo erano soliti bere il vino con la borragine prima di una battaglia in quanto credevano che desse coraggio. La borragine è una pianta erbacea, annuale con portamento eretto, fusto spesso, che arriva sino ad un'altezza di 50-70 cm e cavo nel suo interno, molto ramificato e ricoperto di peli rigidi lunghi da 1 a 3 mm. Le foglie della borragine sono ovali, dure, di colore verde scuro, con i margini ondulati, ricoperte da una densa peluria che le conferiscono un aspetto vellutato. I fiori di borragine sono di uno straordinario colore blu- violetto, peduncolati, a forma di stella e disposti a grappolo. Dal punto di vista alimentare si utilizzano le foglie raccolte in primavera e si utilizzano fresche. Dopo la fioritura di utilizzano solo le foglioline più giovani. Possono essere utilizzati anche i fiori. Se si vuole usare la borragine per i suoi principi attivi va consumata fresca per cui va raccolta quando serve perchè con l'essiccazione le sue proprietà diminuiscono sensibilmente. Le foglie sono ottime fritte con la pastella oppure utilizzate per riempire ravioli e tortellini o semplicemente tritate e fatte a frittata. Possono inoltre essere usate per aromatizzare le varie pietanza con il loro sapore asprigno che ricorda vagamente il cetriolo. I fiori di borragine sono commestibili e possono essere usati come guarnizione di diversi piatti. Si possono congelare all'interno di cubetti di ghiaccio per dare una nota di colore alle bevande estive. La pianta di borragine contiene in piccola quantità di pirrolizidina (l'olio dei semi ne è privo), un alcaloide che può causare problemi al fegato se si mangia in quantità esagerata anche se è preferibile che le persone con problemi al fegato evitino di mangiarla. La borragine fiorisce da maggio a settembre ed i semi maturano da luglio ad ottobre.


Ruchetta selvatica (Diplotaxis tenuifolia)

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La ruchetta selvatica, denominata anche erba ruga, appartiene alla famiglia delle Crucifere. E' originaria dell'Europa centrale, meridionale e mediterranea. Molto diffusa in tutte le regioni d'Italia; comune nei luoghi ruderati ed incolti. Le foglie sono pennate, carnose, dentate, di sapore piccante; i fiori sono di colore giallo vivo. Si moltiplica con grande facilità da seme, anche spontaneamente. Predilige i terreni sabbiosi, calcarei e assolati. Innaffiando e cimando le piante, si evita che la pianta vada in fiore mantenendo le foglioline tenere e molto aromatiche. La ruchetta selvatica possiede le stesse proprietà della rucola: attenua i disturbi gastrointestinali in quanto favorisce la digestione, stimola e tonifica il sistema circolatorio, svolge un’azione emoliente sulle mucose interne, è un sedativo della tosse, depura il sangue dalle tossine, è un ottimo diuretico ed astringente, viene utilizzata contro pruriti e ustioni, stimola la crescita dei capelli, viene considerato un afrodisiaco e contiene molta vitamina C. In cucina la rucola viene consumata da sola sia allo stato fresco che cotta, le foglie più tenere si impiegano per guarnire le insalate miste, mentre quelle più coriacee si utilizzano per insaporire zuppe, minestroni, risotti, soffritti, pasta e pizza. Inoltre sminuzzando le foglie fresche vengono preparati infusi e sciroppi.


Cicerchia (Lathyrus sativus)

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La cicerchia è una leguminose da granella originaria del bacino del Mediterraneo, di antichissima coltura, ma limitata a causa della cattiva qualità alimentare dei suoi semi, che producono una sindrome neurotossica ( latirismo), con convulsioni e paralisi, se consumata in grande quantità dagli uomini o dagli animali. È una pianta annuale che assomiglia alla veccia e contiene nei suoi bacelli dei semi poco più grandi dei piselli ma più schiacciati. Questa leguminosa da granella ha la caratteristica di produrre semi anche in condizioni ambientali difficili, nelle quali nessuna altra pianta commestibile sopravvive e tanto meno, fiorisce. In epoca storica la cicerchia era diffusa in tutta l’area mediterranea, Italia peninsulare compresa, e nell’Italia del Cinquecento e del Seicento compariva anche sulle tavole dei Grandi, come risulta dalle citazioni in importanti testi gastronomici.


Latticrepolo o Caccialepre (Rheicardia picroides)

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Il caccialepre o latticrepolo è una pianta di piccole dimensioni composta da foglie basali pennate. Il primo termine del suo nome scientifico (Rheicardia picroides) è dedicato al medico e naturalista tedesco J. J. Reichard, mentre il secondo deriva dal greco picros = giallo, con riferimento al colore dei fiori. La fioritura avviene tutto l`anno, così come le foglie persistono in ogni stagione assumendo, però, un colore più scuro al sopraggiungere dell`estate. I frutti sono acheni di due tipi: gli esterni scuri, solcato-bernoccoluti, gli interni chiari e quasi lisci. Il Caccialepre è diffuso in quasi tutta Italia, dove è comune sui terreni sassosi, incolti aridi, muri e rupi marittime. Non si rinviene oltre i 1000 m di altitudine. Si raccoglie la rosetta basale quando è giovane e verde, prima che la pianta emetta lo scapo fiorale. La rosetta va troncata a livello del terreno con un coltello in modo da non ledere la radice. Il taglio provoca la fuoriuscita di una modesta quantità di latice bianco e dolciastro; questo per contatto annerisce la pelle, ma è innocuo e può essere facilmente rimosso con olio. Le foglie del Caccialepre si consumano crude in insalata oppure lessate e perlopiù mescolate ad altri erbaggi, quali il Crespigno, la Lattuga alata, la Piattolina, ecc. Altri nomi volgari: Caccialebbra, Grattalingua, Latticina, Latticino, Lattughino, Paparrastello, Terracrepolo.


Rosolaccio o Papavero comune (Papaver rhoeas)

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Il rosolaccio o papavero comune è una pianta erbacea alta all’incirca 70 cm che presenta steli esili e pelosi con foglie variamente incise. I fiori, di colore rosso, sono composti da petali leggeri ed allargati che contornano una serie di stami neri e un grosso pistillo centrale. A fine fioritura i petali e gli stami del papavero selvatico cadono lasciando isolata una capsula centrale contenente dei piccoli semi reniformi di colore nero. Cresce allo stato selvatico in alcune zone montane, sui bordi delle strade, in campagna e nei campi di cereali dove viene combattuta come erba infestante. Il rosolaccio è un fiore poco durevole che fiorisce da aprile a luglio. I petali del rosolaccio vanno raccolti tra maggio e luglio e, per i loro principi attivi e le benefiche proprietà, vengono utilizzati essiccati per la preparazione di infusi contro l’insonnia e per calmare la tosse. In cucina i germogli vengono utilizzati per la preparazione di insalate e i petali per dare colore alle bevande.


Luppolo selvatico (Humulus lupulus)

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Il luppolo è una pianta a fiore (Angiosperma) appartenente alla famiglia delle Cannabaceae. Il luppolo predilige ambienti freschi e terreni fertili e ben lavorati. Cresce spontaneamente sulle rive dei corsi d'acqua, lungo le siepi, ai margini dei boschi, dalla pianura fino ad un'altitudine di 1.200 metri se il clima non è troppo ventoso ed umido. La sua presenza è molto comune nell'Italia settentrionale. La coltivazione del luppolo in Italia fu introdotta, a partire dal 1847, dall'agronomo Gaetano Pasqui di Forlì, che promosse anche una fabbrica di birra in attività già dagli anni '60 dell'Ottocento. Il luppolo viene usato soprattutto nel processo produttivo della birra, dove assume l' importantissimo ruolo di conferire la caratteristica più comune alla birra, ovvero il sapore amaro, oltre all'aroma. In cucina i getti apicali della pianta di luppolo selvatico (virtis), vengono raccolti in primavera (marzo-maggio) e utilizzati come il più comune asparago (a volte erroneamente chiamati "asparago selvatico"). Da notare come, a differenza della maggior parte dei germogli utilizzati per uso culinario, i getti di luppolo selvatico siano più gustosi quanto più sono grossi. Si possono anche raccogliere gli ultimi 20 cm di pianta e far lessare per 5-10 minuti, condire con olio, sale e limone; oppure farli saltare qualche minuto con cipolla e servirli con riso integrale. Gustosi anche in risotti, frittate e minestre.


Crescione (Nasturtium officinale)

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Il crescione è un'erba perenne della famiglia delle Crocifere, d'aspetto liscio e lucente, conosciuta fin dall'antichità come "l'insalata che guarisce". Il Nasturtium officinale è detto comunemente crescione d'acqua proprio perché cresce nei pressi di fossi e ruscelli o comunque nelle zone boschive umide. Un tempo questa erba si trovava con una certa frequenza, oggi a causa dell'inquinamento delle acque la sua diffusione è molto ridotta. Naturalmente, a tutela della salute, occorre accertarsi che il corso d'acqua da cui l'erba trae nutrimento non sia inquinato, altrimenti il suo consumo darebbe luogo a un'intossicazione simile a quella che si genera quando si ingeriscono cibi avariati. Le piante del crescione crescono presso i fossi, e talora anche nelle acque stesse, purché limpide e poco mosse; i cespi di crescione d'acqua possono venire coltivate anche in un angolo ombroso del giardino ove il terreno venga sempre mantenuto umido. Si raccolgono le foglie tenere prima della fioritura, avendo cura di non estirpare le radici e le piante quando sono in fiore, cioè tra maggio e agosto. Le piantine vanno conservate fresche, ponendole in sabbia umida, in quanto l'essiccazione determina la perdita delle proprietà. Sia per il sapore piccante di quest'erba che non sempre riesce gradito, sia per le sue caratteristiche è consigliabile consumare il crescione d'acqua con moderazione, mischiandolo con altre erbe da insalata, quali il tarassaco, il piattello, l'aglio orsino e il radicchio selvatico. Se viene cotta quest'erba perde quasi totalmente la sua efficacia medicinale, dunque è importante ricordarsi di consumarla cruda dopo essersi accertati che sia cresciuta presso acque pure.


Cicoria belga (Nasturtium officinale)

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Varietà di cicoria della famiglia delle Composite caratterizzate dal colore bianco, ottenuto tramite maturazione in ambienti privi di luce, dalla forma affusolata e dal sapore dolce e delicato. Della cicoria belga, chiamata anche Witloof, si mangiano foglie e torso, sia crude, sia cotte. PROPRIETÀ NUTRITIVE: La cicoria belga è povera in vitamine, a causa della maturazione in ambienti bui. Contiene calcio e fosforo. COME SCEGLIERE: La cicoria belga deve avere forma compatta, essere pesante rispetto al proprio volume, avere le foglie consistenti e carnose, di un bel bianco acceso.
COME PULIRE: Eliminare le foglie esterne se rovinate. Lavare accuratamente sotto acqua corrente. COME CONSERVARE: Conservare la cicoria belga in frigorifero nello scomparto della frutta e verdura. È un ortaggio resistente che si mantiene anche 4-5 giorni.


Coriandolo (Coriandrum sativum)

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Il coriandolo è una pianta erbacea annuale originaria dei paesi del Mar Mediterraneo, che appartiene alla famiglia delle Ombrellifere; è conosciuto anche come prezzemolo cinese, ed appartiene infatti alla sua stessa famiglia. Ha radice sottile e poco ramificata, il fusto eretto, alto circa 30-50 cm, con la parte superiore ramificata; le foglie alterne, nella parte inferiore sono appena incise e provviste di gambo, mentre in quella superiore sono frastagliate e senza gambo. I fiori, di colore bianco o rosa, sono riuniti in ombrelle a raggi e i frutti aromatici si presentano sotto forma di globo dal colore giallo paglierino. I frutti del coriandolo vengono utilizzati come spezia: sono dolci con un lieve sapore di limone e sono meno piccanti delle foglie, che non sono gradite al palato di tutti, poiché mentre alcuni ne adorano l’aroma e il sapore speziato e amaro, altri le trovano sgradevoli.


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Fonti:

Wikipedia    InErboristeria   Kiwiwi.it   Elicriso   Agraria.org

Dipbot.unict.it   Casa Blog
   Thais,arte e natura   Lospicchiodaglio    GialloZafferano